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16 ottobre 2026

Tracking pixel nelle email: cosa cambia dal 29 ottobre

Il Garante privacy impone entro il 29 ottobre un'informativa chiara e la possibilità di revocare il tracciamento delle aperture. Vale anche per l'email commerciale B2B.

Se hai cercato «tracking pixel email garante privacy 2026» probabilmente hai letto qualcosa e non ti è chiaro se riguarda te. Lo riguarda, e la scadenza è vicina: il 29 ottobre, tra due settimane da oggi.

Il provvedimento è il n. 284 del 17 aprile 2026 del Garante per la protezione dei dati personali (fonte: garanteprivacy.it, docweb 10305399), e dà sei mesi di tempo per mettersi in regola — li racconta bene Agenda Digitale nel pezzo che probabilmente hai già trovato. Il tema è il pixel di tracciamento: un'immagine di un solo pixel, invisibile, inserita nel corpo dell'email, che si carica quando il destinatario la apre e manda indietro l'informazione — apertura sì, apertura no, a che ora, da che dispositivo.

Quello che chiede il Garante non è di smettere di usarlo. Chiede due cose precise: un'informativa chiara, che dica che quella mail contiene un elemento che traccia l'apertura, e due opzioni distinte per revocare — non un unico interruttore generico che toglie tutto insieme, ma la possibilità di scegliere selettivamente. Restano fuori i casi di sicurezza, le esigenze tecniche strettamente necessarie e le comunicazioni istituzionali o di servizio.

Il punto che vale la pena fermarsi a leggere è l'ambito: non parla solo di newsletter. Parla di email commerciali, e quindi anche di email B2B — la mail a freddo che manda un'azienda a un'altra azienda rientra, se contiene un pixel di tracciamento.

E qui arriva la domanda vera, quella che ti sei posto cercando questa frase: ti riguarda? Ti riguarda se usi uno strumento di invio automatico che inserisce il pixel di default, per calcolare il «tasso di apertura» che poi ti mostra in una dashboard. Quasi tutti quegli strumenti lo fanno: è la metrica più facile da misurare, quindi è quella che mostrano. Se è il tuo caso, prima del 29 ottobre devi controllare l'informativa che accompagni alle tue email e verificare che lo strumento ti dia un modo per disattivare il tracciamento in modo selettivo, non solo globale.

C'è però una seconda risposta alla stessa domanda, ed è quella che mi riguarda direttamente. Se quello che misuri non è l'apertura ma la risposta — se il numero che guardi la sera non è quante email sono state aperte ma quante conversazioni sono partite — il pixel non ti serve, e quindi non lo metti. Non perché tu abbia previsto questa norma: perché il tasso di apertura non ti ha mai detto niente di utile. Un destinatario può aprire una mail per sbaglio, o con l'anteprima del client che la carica da sola; non puoi aprire una mail per sbaglio e poi risponderti da solo. La risposta è l'unico segnale che non mente, ed è anche l'unico che non ha bisogno di un pixel per esistere.

Lo dico senza tono da lezione, perché il problema è reale per chi ce l'ha: cambiare uno strumento di invio, aggiornare un'informativa, verificare che la revoca funzioni davvero — è lavoro, e capita nella settimana sbagliata come capita sempre. Ma è anche l'occasione per farsi la domanda che conta più della scadenza: cosa sto misurando, e perché.

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Tracking pixel nelle email: cosa cambia dal 29 ottobre — Orfeo